Italia sui banchi di scuola: bocciata in istruzione

No, non ci siamo proprio, ameno per quanto riguarda il percorso scolastico dei nostri connazionali. L’Italia, infatti, è agli ultimi posti in Europa per numero di laureati, tasso di abbandono e competenze. L’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione è aumentata negli ultimi 2 anni attestandosi, nel 2018, al 14,5%. Rimangono notevoli differenze territoriali a svantaggio del Mezzogiorno e dei maschi. È quanto emerge dal Rapporto “SDGs 2019. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia” diffuso dall’Istat. Le competenze alfabetiche, numeriche e per la lingua inglese sono molto basse per alcuni gruppi di studenti. In Italia, la quota di ragazzi iscritti al terzo anno delle scuole secondarie di primo grado che non raggiungono la sufficienza è del 34,4% per le competenze alfabetiche, del 40,1% per la matematica. Una percentuale più elevata di ragazze si situa sotto la sufficienza nelle competenze matematiche (41,7% contro 38,5%) mentre per la lettura la situazione si inverte, 38,3% dei ragazzi contro 30,4% delle ragazze. Molte sono le differenze territoriali, di genere e di provenienza, spesso determinate da fattori che alimentano le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità educative.

Al Sud la situazione è più critica

In base ai dati dell’Istat, le regioni che presentano le percentuali più alte di studenti con scarse competenze alfabetiche e numeriche sono Campania, Calabria e Sicilia. Tra i ragazzi che frequentano le seconde classi delle scuole superiori di secondo grado, il 33,5% non raggiunge un livello sufficiente nelle competenze alfabetiche e il 41,6% in quelle numeriche.

In Italia, il 27,9% dei giovani 30-34enni possiede un titolo terziario. L’obiettivo nazionale previsto da Europa 2020 (26-27%) è stato così ampiamente raggiunto. Tuttavia, il livello rimane molto inferiore alla media europea e superiore soltanto a quello della Romania. Per le donne, la quota di 30-34enni laureate è del 34%, per gli uomini del 21,7%

Spendiamo meno per imparare

D’altronde, l’Italia investe meno rispetto agli altri paesi europei per la scuola. La spesa pubblica in istruzione (che include i trasferimenti alle famiglie e alle istituzioni pubbliche e private) nel 2016 incide sul Pil per il 3,9% a livello nazionale, valore più basso di quello medio europeo (4,7%). L’incidenza sul Pil della spesa pubblica per consumi finali in istruzione (che rappresenta l’80% della spesa pubblica in istruzione) è più elevata nel Mezzogiorno (5,7% contro 3,4% a livello nazionale) dove è più numerosa la popolazione in età scolare. E’ quanto emerge dal Rapporto Noi Italia dell’Istat. Ancora, in ambito europeo l’Italia conferma una incidenza di adulti poco istruiti molto più elevata rispetto alla media dell’Ue (39,1% contro 22,5% nel 2017). Cresce nel 2016 la quota di giovani 15-24enni impegnati in un percorso di formazione (57,9%), ma è ancora inferiore a quella dei principali Paesi europei. Dall’altra parte, cresce al 27,8% la percentuale dei 30-34enni con un titolo di studio universitario. Un dato positivo, ma molto lontano dal 40% fissato per la media europea e già raggiunto da 18 Paesi.

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Blockchain, in azienda è la tecnologia del futuro

Conosciuta dall’85% dei manager, soprattutto per lo sviluppo dei primi progetti concreti in ambito di certificazione dei dati, la Blockchain inizia a fare breccia anche tra la popolazione, con un italiano su cinque che ne ha già sentito parlare.

“La blockchain è ormai uscita dalla fase delle promesse per diventare una realtà per il business”, spiega Andrea Rangone, amministratore delegato di Digital360, la società di servizi marketing per le aziende -. Anche se ancora pochi hanno compreso fino in fondo il potenziale che è in grado di esprimere in termini di creazione di nuovi modelli di business, in futuro questa tecnologia sarà sempre più importante anche per le istituzioni e la politica

Dopo appena 10 anni sta entrando velocemente in una nuova fase, quella del business

È quanto emerge da una ricerca realizzata da Ipsos per Digital360, secondo la quale trasparenza, sicurezza, apertura e velocità sono le caratteristiche più associate dagli italiani alla Blockchain.. E se ogni tecnologia ha i suoi tempi di sviluppo, maturazione, adozione e diffusione, quelli della Blockchain sono più veloci di quelli del Web, riporta EconomyUp. Sono infatti trascorsi esattamente 50 anni da Arpanet, la prima rete di computer connessi, e poco più di 10 anni dal paper di Satoshi Nakamoto, che immaginava un sistema di moneta elettronica peer to peer. Ora, dopo appena due lustri la Blockchain sta entrando velocemente in una nuova fase, quella del business. Si è infatti (quasi) svincolata dal bitcoin per essere considerata come una nuova opportunità di innovazione in quasi ogni ambito aziendale.

Utile soprattutto per le transazioni monetarie e finanziarie

Non è un caso che sia considerata utile soprattutto per le transazioni monetarie e finanziarie per il 71% dei manager e il 43% dell’opinione pubblica, per la gestione della supply chain e distribuzione (50% dei manager), e la burocrazia (47% dei manager). L’opinione pubblica, riporta Ansa, invece indica la cyber security (33%), la burocrazia e la Pubblica amministrazione (29%) gli altri ambiti in cui la sua utilità è rilevante. I più informati sono gli under 35 con un livello di istruzione alta, ma la maggioranza degli intervistati (il 53% degli italiani e il 72% dei manager) ritiene che la blockchain sarà importante per il proprio futuro.

Sarà una vera rivoluzione per il business

La blockchain viene vista come un opportunità di riduzione dei costi aziendali, ma anche come un elemento che aumenta la complessità. Certamente è una tecnologia che non darà i suoi frutti finche resterà confinata nel reparto IT. Da questo punto di vista è un segnale della sua maturità la segnalazione da parte del campione di manager intervistati sulle competenze necessarie per utilizzarla. La maggioranza infatti sostiene che servano primariamente competenze organizzative e conoscenza dei processi, più importanti delle competenze tecnologiche. La conferma di una consapevolezza sempre più diffusa, insomma. La Blockchain non è una delle tante nuove tecnologie da implementare in modelli esistenti. Sarà una vera rivoluzione per il business.

 

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Italiani più soddisfatti, ma più diffidenti

Gli italiani si dichiarano più soddisfatti, ma permane un atteggiamento di cautela, se non di diffidenza, nei confronti degli sconosciuti. In particolare, sono le persone di 14 anni e oltre a esprimere un’elevata soddisfazione per la propria vita. Percentuale che nel complesso passa dal 39,6% del 2017 al 41,4% del 2018, con un incremen

to anche di quanti si dicono soddisfatti della propria situazione economica, che raggiungono il 53,0% rispetto al 50,5% del 2017.

Questo il quadro che emerge da un’indagine Istat sulla soddisfazione degli italiani per le loro condizioni di vita, un indicatore che nei primi mesi del 2018 è tornato a crescere leggermente dopo la stasi registrata nel 2017.

Nel 2018 il 59,5% delle famiglie giudica stabile la propria situazione economica

Buone notizie anche sul fronte lavoro, con il 76,7% degli occupati che si dichiara molto o abbastanza soddisfatto, sostanzialmente come nel 2017. In questo caso sono più soddisfatte le donne (77,6%) rispetto agli uomini (76,1%). E nel 2018 aumenta anche la quota di famiglie che giudicano la propria situazione economica stabile (dal 59,5% del 2017 al 62,5%) o migliorata (dal 7,4% all’ 8,1%).

Nonostante l’incertezza dello scenario complessivo migliora quindi anche il giudizio delle famiglie sulle proprie risorse economiche, con la quota di chi le valuta adeguate che sale dal 57,3% del 2017 al 59,0% del 2018.

Bene relazioni familiari, rapporti di amicizia, salute e tempo libero

Ma i valori più elevati si registrano sul fronte delle relazioni familiari, con ben il 90,1% delle persone che si ritiene soddisfatto. Ed è elevata, e in leggero aumento, anche la percentuale di italiani molto o abbastanza soddisfatti per i rapporti di amicizia, che

 

dall’81,7% del 2017 arriva all’ 82,5%.

Secondo Istat italiani piuttosto soddisfatti anche per il proprio stato di salute (l’80,7% delle persone sopra i 14 anni) e per il tempo libero (66,2%).

“Bisogna stare molto attenti agli altri”

Nelle relazioni interpersonali, riporta Adnkronos, prevale invece un atteggiamento di cautela. Il 77,7% degli italiani ritiene che “bisogna stare molto attenti” nei confronti degli altri mentre solo il 21,0% pensa che “gran parte della gente è degna di fiducia”. E in questo, le donne sono le più diffidenti. Solo il 19,6% mostra un atteggiamento di apertura verso gli altri, contro il 22,5% degli uomini. La scarsa fiducia verso gli altri si esprime anche con la modesta percentuale di persone che reputano probabile vedersi restituire da parte di uno sconosciuto il portafoglio eventualmente smarrito (appena il 13,1%).

Va molto meglio, su questo fronte, la fiducia circa la restituzione da parte di un vicino di casa, con una percentuale che sale invece al 72,1%, e quella verso le forze dell’ordine, pari all’82,8%.

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Anche in vacanza i cellulari si rompono. In Croazia di più

Le vacanze a volte riservano brutte sorprese, tra cui la rottura del cellulare. Tra spiagge, scalate in montagna, o semplici passeggiate all’aria aperta, per lo smartphone degli italiani il pericolo è sempre dietro l’angolo. Almeno, secondo uno studio elaborato dal team di iFix-iPhone.com, network specializzato nella riparazione degli smartphone che spiega dove, e come, gli italiani hanno rotto il proprio cellulare nell’estate del 2018.

E secondo la classifica di iFix-iPhone.com, fra i Paesi in cui gli italiani hanno rotto maggiormente il telefono in testa c’è la Croazia, seguita Svizzera, Regno Unito, Germania e Stati Uniti. Al sesto posto la Francia, poi Spagna, Perù, Grecia e Danimarca.

I più distratti sono i 25-34enni

I maggiori distratti di questa estate sono stati i 25-34enni, seguiti dai 35-44enni, segno di un maggior uso degli smartphone in queste fasce di età. E magari anche dei troppi selfie in posti poco indicati. Nella gara tra i due sessi sono però le donne ad avere la peggio, con il 58,7% delle cause di rottura contro il 41,7% degli uomini. Mentre, per quanto riguarda i luoghi in cui si sono verificati più “incidenti”, prime sono le spiagge, poi la montagna, i locali notturni, e i mezzi pubblici. Sorprendente è anche “il numero di telefoni caduti in mare dai traghetti”, spiega Joseph Caruso, responsabile Centro Statistico icix-iphone.com.

I danni maggiori sono stati arrecati a schermo, batteria e dock di ricarica

Le cause più diffuse di rottura sono quelle da caduta accidentale, seguite dai danni causati da animali domestici, da familiari e amici maldestri, e dall’acqua. I più colpiti, lo schermo, la batteria, e il dock di ricarica.

Le maggiori rotture di questa estate, poi, sono avvenute tra le 9 e le 11 di mattina, la sera tra le 19.30 e le 21.30, poco prima di pranzo tra le 11 e le 13, e la mattina al risveglio, tra le 6 e le 9.

Questi dettagli sono stati possibili grazie alle analisi dei Big Data elaborati dal Centro Statistico del network, un servizio definito “il booking delle riparazioni smartphone e tablet”.

Qualche selfie in meno evita spiacevoli sorprese

Tramite l’algoritmo proprietario della sede centrale dell’azienda, che raccoglie i dati dei riparatori di tutta Italia aderenti al circuito, “registriamo i dati relativi ad ogni riparazione: è così che possiamo raccogliere e trasformare i numeri in statistiche – continua Caruso -.

Ed è per far fronte ai disagi derivanti dalla rottura dello smartphone garantiamo tariffe chiare e trasparenti, garanzia 12 mesi, un unico referente dedicato tramite il negozio assegnato dal sistema e tempo medio di riconsegna di 30 minuti”.

D’altronde, forse basterebbe qualche accortezza in più, e qualche selfie in meno, per evitare spiacevoli sorprese.

 

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Nel 2017 meno incidenti stradali, ma con più morti

 

Lo rende noto l’Istat: nel 2017 in Italia sono stati 174.933 gli incidenti stradali con lesioni a persone, un numero  in leggero calo rispetto al 2016, ma con un numero più elevato di morti entro 30 giorni dall’evento, che sono stati  3.378. Mentre i feriti sono stati 246.750.

Se gli incidenti secondo i dati Istat risultano in diminuzione, il numero dei morti torna quindi a crescere di 95 unità rispetto all’anno precedente. Un dato che in percentuale si traduce con il 2,9% in più. Tra le vittime sono in aumento i pedoni (600, +5,3%), ma soprattutto i motociclisti (735, +11,9%), mentre risultano pressoché stabili gli automobilisti deceduti (1.464, -0,4%), e in calo i ciclomotoristi (92, -20,7%), e i ciclisti (254, -7,6%).

Il rapporto tra feriti gravi e deceduti scende da  5,3 a 5,1

Rispetto all’anno precedente gli incidenti e i feriti registrano una lieve diminuzione (-0,5% e -1,0%). Stabile il numero dei feriti gravi: sulla base dei dati di dimissione ospedaliera nel 2017 sono stati 17.309, valore pressoché analogo a quello del 2016 (-0,1%).

Il rapporto tra feriti gravi e deceduti è sceso a 5,1 da 5,3 dell’anno precedente, mentre il tasso di lesività grave sulla popolazione residente è di 28,6 feriti gravi per 100 mila abitanti (40,1 per gli uomini e 17,7 per le donne).

Nelle città più grandi strade più sicure, le vittime diminuiscono del 5,8%

Sull’aumento del numero di morti in Italia incide soprattutto quello registrato sulle autostrade, comprese le tangenziali e i raccordi autostradali, e sule strade extraurbane (296 e 1.615 morti, +8,0% e +4,5% sull’anno precedente). Un aumento più contenuto si registra, invece, sulle strade urbane (1.467 morti, +0,3%).

Nei grandi Comuni l’Istat rileva invece una tendenza opposta, con una diminuzione del 5,8% del numero di vittime nell’abitato, riferisce Askanews.

Le cause degli incidenti: eccesso di velocità,  mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e uso del cellulare

Tra i comportamenti errati più frequenti vi sono la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata (nel complesso il 40,8% dei casi). Le violazioni al Codice della Strada più sanzionate risultano l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso di telefono cellulare alla guida.

Questo, a fronte di un aumento nel 2017 delle prime iscrizioni di veicoli (+7%) rispetto all’anno precedente, e del parco veicolare (+1,7%). Le percorrenze autostradali sulla rete in concessione sono poi cresciute del 2,2% rispetto al 2016, con quasi 84 miliardi di km percorsi.

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Nel 2017 la disoccupazione cala all’11,2%, e aumenta l’occupazione femminile

 

Nel 2017 il numero dei disoccupati cala all’11,2%, e dall’11,7% del 2016 scende di 0,5 punti. Lo evidenzia l’Istat nel suo rapporto sul mercato del lavoro, spiegando come il calo della disoccupazione riguarda sia le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (-46 mila, -2,7%) sia i disoccupati di breve durata. Inoltre nel 2017 il numero di inattivi diminuisce per il quarto anno consecutivo, ma in misura meno marcata dell’anno precedente (-242 mila, -1,8%). Il calo interessa soprattutto le forze di lavoro potenziali (-213 mila, -6,4%). E per il terzo anno, nel 2017 prosegue la riduzione, sostenuta, del numero degli scoraggiati (-104 mila, -6,0%).

Aumentano i lavoratori dipendenti e quelli a tempo indeterminato

Il 2017, secondo l’Istat, “si caratterizza per un nuovo aumento dell’occupazione”, che cresce per il quarto anno consecutivo (+1,2%, 265 mila), mentre il tasso di occupazione sale al 58,0% (+0,7 punti), sebbene rimanga 0,7 punti al di sotto del picco del 2008. L’aumento continua a interessare non soltanto i lavoratori alle dipendenze (2,1%, +371 mila), tornando a riguardare quelli a tempo determinato (+298 mila in confronto a +73 mila permanenti).

Prosegue poi la diminuzione del numero di lavoratori indipendenti (-105 mila, -1,9%), e per il terzo anno cresce il lavoro a tempo pieno in maniera più forte rispetto al recente passato (+231 mila, +1,3%). Si attenua invece la crescita del part time (+34 mila, +0,8%).

Nel 2017 cresce l’occupazione femminile

Nel 2017, aggiunge l’Istat, l’occupazione è aumentata più per le donne, sia nei livelli (+1,6% rispetto a +0,9% degli uomini) che nel tasso (+0,8 e +0,6 punti, rispettivamente). La riduzione della disoccupazione e del relativo tasso riguarda invece più gli uomini (-4,8% e -0,6 punti vs -2,0% e -0,4 punti per le donne), mentre il calo dell’inattività è più consistente per la componente femminile.

Per il secondo anno continua l’aumento del numero degli occupati di 15-34 anni (45 mila, +0,9), e per i 35-49enni alla riduzione del numero di occupati si accompagna l’aumento del tasso di occupazione (+0,6 punti), riferisce Adnkronos. Per gli ultra 50enni invece aumenta sia il numero di disoccupati sia il tasso di disoccupazione.

Nel Mezzogiorno si riduce il numero di inattivi

A livello territoriale la crescita dell’occupazione è simile in tutte le ripartizioni, mentre il calo della disoccupazione è più intenso nelle regioni settentrionali (-8,0% contro -3,7% nel Centro e -0,5% nel Sud). La riduzione del numero di inattivi e del tasso di inattività è lievemente più forte nel Mezzogiorno; peraltro nel Nord e nel Centro il calo del tasso di inattività riguarda soltanto le donne mentre nel Mezzogiorno entrambe le componenti di genere.

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Problemi di insonnia? Meglio una partita a Ruzzle di un sonnifero

 

Giocare a Ruzzle prima di addormentarsi aiuta a prendere sonno. Almeno, questo è quanto risulta da uno studio effettuato da un gruppo di docenti del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino di Firenze, e pubblicato sulla rivista internazionale Behavioral Sleep Medicine. Si tratta di una scoperta ottenuta su un episodio di sonno diurno, ovvero, un pisolino di due ore fatto nel primo pomeriggio, ma i ricercatori stanno confermando i risultati anche per il sonno notturno.

I partecipanti hanno effettuato due sonnellini…

Alla ricerca hanno partecipato 38 studenti universitari di età compresa tra i 19 e i 30 anni, riporta Askanews. Ciascuno di loro ha effettuato in laboratorio due sonnellini diurni in ordine bilanciato, uno di controllo (C) e uno preceduto da una sessione di training intensivo al gioco (TR). “Il sonnellino preceduto dal training è caratterizzato da un aumento della durata totale di sonno – spiega Gianluca Ficca, Direttore Laboratorio del Sonno Dipartimento di Psicologia dell’Università Vanvitelli – accompagnato da una riduzione della latenza di sonno (il tempo impiegato ad addormentarsi dopo lo spegnimento della luce), e da un aumento dell’efficienza, dovuto alla riduzione della frequenza dei risvegli”.

Il sonno è migliore, e dura in media 17 minuti in più

La durata del sonno è aumentata in media di 17 minuti in 31 soggetti (circa il 20 % in più), mentre il tempo impiegato a riaddormentarsi è ridotto in media di 4’10” (circa il 25% in meno). La continuità del sonno è nettamente migliorata, e la quantità di veglia dopo l’addormentamento si riduce in media di 5’30” (più del 20%, in 36 soggetti su 38). L’efficienza di sonno di conseguenza aumenta dal 55% al 69%, e la frequenza media dei risvegli è ridotta in tutti i soggetti. Infine, aumenta anche la stabilità del sonno, espressa dal numero di passaggi da uno stadio a un altro, ridotti del 10%.

Il training cognitivo, un rimedio contro i disturbi del sonno

“I risultati di questo studio rivelano interessanti implicazioni applicative cliniche e psicosociali, mettendo in discussione la credenza comune che l’attività cognitiva prima del sonno ostacoli la propensione al sonno stesso e la sua qualità, aumentando l’attivazione psicofisiologica. I nostri risultati – continua Ficca – aprono la strada alla possibilità di esplorare in futuro l’efficacia di sessioni pianificate di training cognitivo per la cura dei disturbi del sonno”.

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Natale, i compiti delle vacanze sono troppi

 

Per 8 studenti su 10 i compiti da svolgere durante le vacanze di Natale sono troppi. È quanto emerge da un sondaggio svolto da Skuola.net su un campione di 1.800 ragazzi delle scuole medie e superiori. Temi, problemi ed esercizi sono assegnati dall’82% dei professori, a fronte di un 18% che ritiene opportuno risparmiare questa fatica ai propri studenti.

Italiano e matematica in pole position

E, in fatto di compiti da svolgere, italiano e matematica sono le materie regine. Il 33% dei ragazzi, infatti, dedicherà la maggior parte del proprio tempo a elaborati, autori e poesie; per il 24% degli intervistati, invece, ad assorbire le energie intellettuali sarà soprattutto la matematica. Seguono nella classifica l’accoppiata greco-latino (il 12%) e quindi le lingue straniere (11%).

Libri da leggere per il 70% degli studenti

Per il 70% dei ragazzi, la lista dei compiti comprende anche alcuni libri da leggere: uno solo per il 28%, due per il 20%, tre per il 9% e più di tre per il 13%. Anche qui, però, non manca chi eviterà l’incombenza a pié pari, facendo semplicemente finta di aver letto o copiando le relazioni dai compagni.

Chi fa i compiti e chi no

Ma non tutti gli studenti faranno i compiti, anzi. In base ai dati raccolti, solo il 50% dei ragazzi li terminerà entro il 6 gennaio, mentre il 36% ne svolgerà una parte per copiare il resto, il 7% li copierà in toto e il 7% ignorerà completamente l’incombenza, ritornando a scuola senza aver fatto niente. Che ne sarà di loro? Solo il 37% corre il rischio di ricevere punizioni e brutti voti, a fronte di un 29% che è consapevole del fatto che i compiti non verranno mai corretti. Tra i diligenti, il 55% svolgerà i compiti in autonomia, mentre il 30% chiederà una mano ai compagni di scuola, il 12% ai genitori e il 3% ad altri parenti.

Il tempo dello studio

Tanti compiti in pochi giorni o un po’ di compiti ogni giorno? Questione di scelte e di organizzazione. Secondo l’indagine, il 27% di chi si applicherà nello studio cercherà di concentrare lo sforzo in 5 giorni, mentre quasi un terzo pensa di doversi dedicare ai compiti praticamente per tutto il periodo.

Le occupazioni per chi non fa i compiti

In vacanza più che mai, non mancano le alternative allo studio. Come trascorreranno il tempo i ragazzi che non hanno intenzione di fare i compiti? Il 41% starà il più possibile con gli amici, il 22% si dedicherà ai propri interessi, il 18% si godrà la famiglia, il 16% partirà per un viaggio.

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Ma chi l’ha detto che siano pigri? I bambini italiani sono super attivi

 

Eliminiamo un altro stereotipo legato ai bambini italiani, ovvero quello che siano pigroni e sedentari. Le ultime rilevazioni ci dicono , invece e per fortuna, che le cose stanno in modo diametralmente opposto. I piccoli italiani, quelli di età compresa fra i 5 e i 13 anni, sono dei veri e propri campioni di attività fisica.

I dati diffusi da Doxa

Quasi due bambini su tre praticano abitualmente almeno uno sport: ecco, in sintesi, cosa emerge da KidSport, il primo osservatorio permanente sui ragazzi e lo sport condotto da Doxa.  “La pratica sportiva in Italia è in aumento per tutte le fasce d’età. Ma sul fronte bambini e ragazzi registriamo l’incremento più significativo” spiega Fabrizio Savorani, senior advisor di Doxa Kids.

Famiglie sempre più sportive

Lo sport sembra essere una passione condivisa nell’ambito familiare. Ovviamente, se i genitori praticano attività sportiva sarà ancora più facile che i figli ne seguano l’esempio. “La corrispondenza è pressoché diretta. Nelle famiglie in cui almeno un genitore pratica uno sport, l’incidenza dei bambini sportivi è pari al 69%. Con il 13% che pratica due o più sport! Nei nuclei “sedentari” invece i 5-13enni che frequentano abitualmente un corso sportivo scendono a quota 51%” spiega Cristina Liverani, Research Manager.

Nuoto e calcio i più praticati

Tra i giovanissimi fra i 5 e 13 anni risultano calcio e nuoti i due sport maggiormente frequentati. Il nuoto è però più trasversale: lo praticano quasi un terzo dei bambini, maschi e femmine. Soprattutto tra i giovanissimi. “Mentre per il 53% dei maschi la risposta è una sola: calcio, calcio e ancora calcio; per le femmine c’è un tris di discipline: danza (20%), ginnastica artistica/ritmica (19%) e pallavolo (12%)” racconta Linda Corbetta, Research Manager.

I bambini amano i campioni “veri”

La passione per lo sport travalica la mera attività fisica. Sono infatti tantissimi i piccoli fan dei campioni dello sport di oggi, con Federica Pellegrini e Valentino Rossi a guidare la classifica dei preferiti. Le femmine vedono in Pellegrini, poi Rossi quindi Totti e Bebe Vio i loro eroi. I maschi adorano nell’ordine Valentino Rossi e una schiera di calciatori, con Buffon, Totti, Ronaldo e Messi in primis. Ovviamente, i giovani tifosi seguono lo sport anche in Tv o dal vivo, “Senza sottovalutare il mondo digital, social e videogiochi a tema calcio che coinvolge un appassionato su 3” aggiunge ancora Cristina Liverani.

“La sfida per gli altri movimenti è e sarà proprio quella: coinvolgere sì in presa diretta ma anche appassionare. Perché lo sport è un universo ricco e valoriale. E proprio nelle parole dei ragazzi rimanda ai concetti di ‘amicizia’, ‘piacere’, ‘salute’ e, ancora, ‘natura’” conclude Corbetta.

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Italia, arrivano le prime 15 bandiere gialle dei Comuni Ciclabili

 

Appassionati delle due ruote, siate felici e preparatevi a montare in sella per pedalare in sicurezza. Esiste un nuovo strumento che consente di identificare subito i luoghi bike firendly. Hanno fatto il loro debutto – e alcune sono state già distribuite – le bandiere gialle delle ciclabili italiana. Volute da FIAB, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta, le bandiere attestano l’eccellenza in materia “ciclistica” dei territori e sono state distribuite ai primi 15 Comuni Ciclabili del Belpaese. Il riconoscimento “Comune Ciclabile” di FIAB attribuisce alle località un punteggio da 1 a 5, assegnato sulla base di diversi parametri e rappresentato da altrettanti “bike-smile” apposti sulla bandiera.

15 Comuni Ciclabili, ecco la mappa dei luoghi bike friendly

Belluno, Cannobio (VCO), Corinaldo (AN), Fano (PU), Ferrara, Giulianova (TE), Loano (SV), Parma, Pescara, Pineto (TE), Rimini, Sestri Levante (GE), Sulbiate (MB), Urbana (PD) e Vittorio Veneto (TV) – in ordine alfabetico – sono le prime 15 località italiane a essere insignite della bandiera gialla di “Comune Ciclabile”. Luoghi e realtà molto diversi fra loro, distribuiti in quasi tutta Italia. “Comuni Ciclabili” non nasce per premiare unicamente territori che, in considerazione della loro morfologia e attitudine turistica, possono vantare ad esempio lunghe piste ciclabili, ma si propone, invece, di incentivare le amministrazioni ad adottare politiche a favore della mobilità ciclistica, premiare l’impegno di chi ha già messo in campo iniziative bike-friendly e valorizzare le località più accoglienti per chi si muove in bicicletta. Una scelta di mobilità con ricadute positive per l’intero territtorio, oltre che la salute dei cittadini.

Come fare per avere la bandiera gialla

Altri riconoscimenti verranno assegnati da Fiab nel corso dei prossimi mesi. Per ottenere una preziosa bandiera gialla, il comune interessato deve possedere almeno due requisiti tra tutti quelli richiesti: uno nell’area “infrastrutture urbane” (ciclabili urbane e moderazione traffico e velocità) e uno in almeno una delle altre tre aree di valutazione (“cicloturismo”, “governance” e “comunicazione & promozione”).

“Abbiamo riscontrato un grande interesse per il progetto Comuni Ciclabili e sono già un centinaio le amministrazioni che, a poche settimane dal lancio, hanno registrato sul sito la loro candidatura. Ricevere la bandiera gialla della ciclabilità italiana significa possedere uno strumento in più per la promozione turistica del proprio territorio, ma, soprattutto, dimostrare ai propri cittadini il positivo risultato di scelte politiche che favoriscono lo sviluppo di una mobilità sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente e delle persone” ha detto Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab.

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