ENEA, nel 2017 consumi in aumento e discesa prezzi energia

 

 

L’analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’ENEA fa un consuntivo del 2017, e conferma un aumento dei consumi finali di energia dell’1,3% rispetto al 2016. Lo studio evidenzia anche un aumento dei consumi di gas naturale (+6%, dopo il +5% del 2016), la fonte energetica che resta saldamente in testa nel mix con una quota del 36,5%, e registra prezzi in calo per tutte le fasce di consumo, in controtendenza rispetto agli altri Paesi Ue.

Anche se in calo i prezzi in Italia restano ai massimi tra i Paesi Ue

“Nel 2017 i prezzi del gas per le imprese sono diminuiti a fronte dei valori invariati nel resto dell’Unione. Questo perché gli aumenti del prezzo all’ingrosso della materia prima sono stati riequilibrati dall’eliminazione di due componenti della bolletta, consentendo un risparmio soprattutto per le fasce di consumo medio-alte del nostro Paese, mentre si è confermato un elevato divario di prezzo tra piccole e grandi utenze”, spiega Francesco Gracceva, esperto ENEA.

Anche i prezzi dell’energia elettrica sono stati stimati in leggero calo, fino al 2% nella fascia di consumo medio-alta. Tuttavia i prezzi in Italia restano ai massimi tra i Paesi Ue.

Le rinnovabili raggiungono quota 19% nel mix energetico

Sul totale dei consumi elettrici, riporta Askanews, le rinnovabili raggiungono una quota del 19% nel mix energetico, con una crescita dell’8% delle fonti “intermittenti” (eolico e solare) che compensa il forte calo dell’idroelettrico (-14%). Rispetto ai consumi finali la quota di energia rinnovabile rimane al di sopra del target Ue del 17% al 2020, mentre l’obiettivo del 28% al 2030 sembra più difficile da raggiungere.

Le emissioni di CO2 sono invece in leggero calo (-0,5%) grazie soprattutto al contributo di settori come la generazione elettrica (-5%) e i trasporti (-2,2%).

Le emissioni di CO2 non diminuiscono in misura coerente con gli obiettivi al 2030

“Seppur in calo per il secondo anno consecutivo – aggiunge Gracceva – le emissioni di CO2 non diminuiscono in misura coerente con gli obiettivi al 2030. Di conseguenza la componente decarbonizzazione dell’ISPRED fa segnare un peggioramento del 14%. Inoltre, non sembra ancora raggiunto l’obiettivo di uno sviluppo equilibrato e sinergico delle componenti del trilemma energetico sicurezza-prezzi-decarbonizzazione. Tra il 2010 e il 2017 si è assistito piuttosto al susseguirsi di fasi nelle quali il miglioramento di un aspetto si accompagna al peggioramento di altri”.

 

 

 

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