Italia sui banchi di scuola: bocciata in istruzione

No, non ci siamo proprio, ameno per quanto riguarda il percorso scolastico dei nostri connazionali. L’Italia, infatti, è agli ultimi posti in Europa per numero di laureati, tasso di abbandono e competenze. L’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione è aumentata negli ultimi 2 anni attestandosi, nel 2018, al 14,5%. Rimangono notevoli differenze territoriali a svantaggio del Mezzogiorno e dei maschi. È quanto emerge dal Rapporto “SDGs 2019. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia” diffuso dall’Istat. Le competenze alfabetiche, numeriche e per la lingua inglese sono molto basse per alcuni gruppi di studenti. In Italia, la quota di ragazzi iscritti al terzo anno delle scuole secondarie di primo grado che non raggiungono la sufficienza è del 34,4% per le competenze alfabetiche, del 40,1% per la matematica. Una percentuale più elevata di ragazze si situa sotto la sufficienza nelle competenze matematiche (41,7% contro 38,5%) mentre per la lettura la situazione si inverte, 38,3% dei ragazzi contro 30,4% delle ragazze. Molte sono le differenze territoriali, di genere e di provenienza, spesso determinate da fattori che alimentano le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità educative.

Al Sud la situazione è più critica

In base ai dati dell’Istat, le regioni che presentano le percentuali più alte di studenti con scarse competenze alfabetiche e numeriche sono Campania, Calabria e Sicilia. Tra i ragazzi che frequentano le seconde classi delle scuole superiori di secondo grado, il 33,5% non raggiunge un livello sufficiente nelle competenze alfabetiche e il 41,6% in quelle numeriche.

In Italia, il 27,9% dei giovani 30-34enni possiede un titolo terziario. L’obiettivo nazionale previsto da Europa 2020 (26-27%) è stato così ampiamente raggiunto. Tuttavia, il livello rimane molto inferiore alla media europea e superiore soltanto a quello della Romania. Per le donne, la quota di 30-34enni laureate è del 34%, per gli uomini del 21,7%

Spendiamo meno per imparare

D’altronde, l’Italia investe meno rispetto agli altri paesi europei per la scuola. La spesa pubblica in istruzione (che include i trasferimenti alle famiglie e alle istituzioni pubbliche e private) nel 2016 incide sul Pil per il 3,9% a livello nazionale, valore più basso di quello medio europeo (4,7%). L’incidenza sul Pil della spesa pubblica per consumi finali in istruzione (che rappresenta l’80% della spesa pubblica in istruzione) è più elevata nel Mezzogiorno (5,7% contro 3,4% a livello nazionale) dove è più numerosa la popolazione in età scolare. E’ quanto emerge dal Rapporto Noi Italia dell’Istat. Ancora, in ambito europeo l’Italia conferma una incidenza di adulti poco istruiti molto più elevata rispetto alla media dell’Ue (39,1% contro 22,5% nel 2017). Cresce nel 2016 la quota di giovani 15-24enni impegnati in un percorso di formazione (57,9%), ma è ancora inferiore a quella dei principali Paesi europei. Dall’altra parte, cresce al 27,8% la percentuale dei 30-34enni con un titolo di studio universitario. Un dato positivo, ma molto lontano dal 40% fissato per la media europea e già raggiunto da 18 Paesi.

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Blockchain, in azienda è la tecnologia del futuro

Conosciuta dall’85% dei manager, soprattutto per lo sviluppo dei primi progetti concreti in ambito di certificazione dei dati, la Blockchain inizia a fare breccia anche tra la popolazione, con un italiano su cinque che ne ha già sentito parlare.

“La blockchain è ormai uscita dalla fase delle promesse per diventare una realtà per il business”, spiega Andrea Rangone, amministratore delegato di Digital360, la società di servizi marketing per le aziende -. Anche se ancora pochi hanno compreso fino in fondo il potenziale che è in grado di esprimere in termini di creazione di nuovi modelli di business, in futuro questa tecnologia sarà sempre più importante anche per le istituzioni e la politica

Dopo appena 10 anni sta entrando velocemente in una nuova fase, quella del business

È quanto emerge da una ricerca realizzata da Ipsos per Digital360, secondo la quale trasparenza, sicurezza, apertura e velocità sono le caratteristiche più associate dagli italiani alla Blockchain.. E se ogni tecnologia ha i suoi tempi di sviluppo, maturazione, adozione e diffusione, quelli della Blockchain sono più veloci di quelli del Web, riporta EconomyUp. Sono infatti trascorsi esattamente 50 anni da Arpanet, la prima rete di computer connessi, e poco più di 10 anni dal paper di Satoshi Nakamoto, che immaginava un sistema di moneta elettronica peer to peer. Ora, dopo appena due lustri la Blockchain sta entrando velocemente in una nuova fase, quella del business. Si è infatti (quasi) svincolata dal bitcoin per essere considerata come una nuova opportunità di innovazione in quasi ogni ambito aziendale.

Utile soprattutto per le transazioni monetarie e finanziarie

Non è un caso che sia considerata utile soprattutto per le transazioni monetarie e finanziarie per il 71% dei manager e il 43% dell’opinione pubblica, per la gestione della supply chain e distribuzione (50% dei manager), e la burocrazia (47% dei manager). L’opinione pubblica, riporta Ansa, invece indica la cyber security (33%), la burocrazia e la Pubblica amministrazione (29%) gli altri ambiti in cui la sua utilità è rilevante. I più informati sono gli under 35 con un livello di istruzione alta, ma la maggioranza degli intervistati (il 53% degli italiani e il 72% dei manager) ritiene che la blockchain sarà importante per il proprio futuro.

Sarà una vera rivoluzione per il business

La blockchain viene vista come un opportunità di riduzione dei costi aziendali, ma anche come un elemento che aumenta la complessità. Certamente è una tecnologia che non darà i suoi frutti finche resterà confinata nel reparto IT. Da questo punto di vista è un segnale della sua maturità la segnalazione da parte del campione di manager intervistati sulle competenze necessarie per utilizzarla. La maggioranza infatti sostiene che servano primariamente competenze organizzative e conoscenza dei processi, più importanti delle competenze tecnologiche. La conferma di una consapevolezza sempre più diffusa, insomma. La Blockchain non è una delle tante nuove tecnologie da implementare in modelli esistenti. Sarà una vera rivoluzione per il business.

 

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La Ue multa Google per 1,49 miliardi di euro

Google ha violato le regole antitrust, e dalla Ue arriva una multa da 1,49 miliardi di euro. Una cifra pari all’1,29% del giro d’affari di Google nel 2018. Secondo la Commissione europea Google ha infatti abusato della sua posizione dominante imponendo una serie di clausole restrittive all’interno dei contratti con i siti Internet di terzi, che hanno impedito ai suoi concorrenti di collocare le proprie pubblicità su questi siti. Un comportamento durato per oltre un decennio, considerato illegale in base alle norme Ue, poiché “ha precluso ad altre imprese la possibilità di competere sulla base dei propri meriti e di innovare – spiega la c

ommissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager – negando ai consumatori i benefici della concorrenza”.

Il maggior attore nell’intermediazione pubblicitaria online

Google è di gran lunga il maggior attore nell’intermediazione pubblicitaria online nello Spazio economico europeo, con una quota di mercato superiore al 70% dal 2006 al 2016. Nel 2016 Google ha detenuto quote di mercato anche al di sopra del 90% dei mercati nazionali per la ricerca generica, e superiore al 75% nella maggior parte dei mercati nazionali per la pubblicità online nei motori di ricerca, dove opera tramite il suo prodotto principale, il motore di ricerca.

Per concorrenti nelle pubblicità nei motori di ricerca, come Microsoft e Yahoo!, non è possibile vendere spazi pubblicitari nelle pagine dei risultati di ricerca Google. Pertanto, riporta Adnkronos, i siti di terzi rappresentano un punto di ingresso importante affinché questi altri fornitori di pubblicità nei risultati di ricerca possano tentare di competere.

I siti non potevano piazzare alcuna pubblicità che non fosse fornita da Google

In pratica i siti non potevano

 

piazzare alcuna pubblicità che non fosse fornita da Google nelle pagine dei loro risultati di ricerca. I contratti con gli editori dei siti si estendevano a tutti i siti posseduti dagli editori stessi. Da marzo 2009 Google ha iniziato a sostituire le clausole di esclusiva con le clausole di posizionamento Premium, che richiedevano agli editori o ai titolari dei siti di riservare gli spazi più redditizi sui loro risultati di ricerca per le pubblicità di Google, nonché un numero minimo di pubblicità Google. Pertanto, ai concorrenti erano precluse le parti più redditizie delle pagine.

Una condotta anticoncorrenziale

I concorrenti di Google non hanno potuto competere sulla base dei propri meriti, sia perché c’era un divieto vero e proprio sia perché Google si era riservata per via contrattuale gli spazi migliori. Il colosso californiano riservava per sé gli spazi più preziosi sotto il profilo commerciale, controllando anche il modo in cui le pubblicità rivali sarebbero apparse. Per la Commissione Ue Google ha quindi tenuto una condotta anticoncorrenziale. E soprattutto, non ha dimostrato che le clausole in questione abbiano prodotto qualche efficienza in grado di giustificare simili prassi.

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Perché acquistare un attico?

Una delle soluzioni abitative più prestigiose, ampia e panoramica in città, è sicuramente rappresentata dall’attico. Vivere in un attico vuol dire disporre di un’abitazione ampia che presenta una superficie con una metratura estesa, e che offre possibilità ed un livello di benessere che nessun altro tipo di appartamento può vantare. Gli attici in principio sono diventati di gran moda negli Stati Uniti durante gli anni venti, e successivamente sono stati un simbolo di potere e lusso per i grandi magnati.

Da anni gli attici sono molto richiesti anche in Italia, e scegliere una soluzione abitativa con attico è dunque una possibilità perfetta per chi cerca un’immobile di prestigio in città. Ma quali sono i vantaggi del  vivere in un attico? Sicuramente i principali sono:

  • Senso di libertà

Chi acquista un attico solitamente lo fa per la voglia di poter usufruire di un fantastico terrazzo ampio e libero dai rumori della città. Inoltre, questo spazio può essere arricchito con diverse soluzioni di comfort quali un dehor con spazi verdi o un idromassaggio.

  • Nessuno al di sopra di te

La cosa più bella del vivere in un attico è che anche se si vive in un edificio con altri appartamenti si ha la fortuna di non avere alcun rumore o fastidio proveniente dall’alto.

  • Vista spettacolare

Quando si vive in un attico la cosa più bella è sicuramente è la vista. Il panorama della città è un qualcosa che affascina tutti coloro i quali vi si affacciano e regala un’emozione davvero unica che nessun’altra soluzione abitativa può dare.

  • La luminosità

Un altro dei vantaggi del vivere in un attico è la sua grande luminosità. La luce che penetra all’interno è sempre molto più intensa rispetto a quella degli appartamenti dei piani inferiori, e se ne può godere per tutte le ore del giorno.

  • Privacy

In ultima analisi, ma non per importanza, vivere in un attico offre intimità e privacy, l’ideale per vivere al meglio la propria vita casalinga.

Individuare l’attico giusto in relazione alla zona in cui si desidera vivere e alle esigenze individuali può rivelarsi essere anche una ricerca piuttosto lunga, e per questo è bene rivolgersi ad agenzie specializzate nella mediazione di soluzioni immobiliari d’alto profilo. Lo studio Franco Guerrieri è da oltre 20 anni una solida realtà del settore e propone immobili di prestigio Monza fornendo ogni tipo di assistenza al cliente, dalle fasi di ricerca della soluzione più adatta fino alla consulenza per la progettazione o ristrutturazione degli immobili.

Italiani più soddisfatti, ma più diffidenti

Gli italiani si dichiarano più soddisfatti, ma permane un atteggiamento di cautela, se non di diffidenza, nei confronti degli sconosciuti. In particolare, sono le persone di 14 anni e oltre a esprimere un’elevata soddisfazione per la propria vita. Percentuale che nel complesso passa dal 39,6% del 2017 al 41,4% del 2018, con un incremen

to anche di quanti si dicono soddisfatti della propria situazione economica, che raggiungono il 53,0% rispetto al 50,5% del 2017.

Questo il quadro che emerge da un’indagine Istat sulla soddisfazione degli italiani per le loro condizioni di vita, un indicatore che nei primi mesi del 2018 è tornato a crescere leggermente dopo la stasi registrata nel 2017.

Nel 2018 il 59,5% delle famiglie giudica stabile la propria situazione economica

Buone notizie anche sul fronte lavoro, con il 76,7% degli occupati che si dichiara molto o abbastanza soddisfatto, sostanzialmente come nel 2017. In questo caso sono più soddisfatte le donne (77,6%) rispetto agli uomini (76,1%). E nel 2018 aumenta anche la quota di famiglie che giudicano la propria situazione economica stabile (dal 59,5% del 2017 al 62,5%) o migliorata (dal 7,4% all’ 8,1%).

Nonostante l’incertezza dello scenario complessivo migliora quindi anche il giudizio delle famiglie sulle proprie risorse economiche, con la quota di chi le valuta adeguate che sale dal 57,3% del 2017 al 59,0% del 2018.

Bene relazioni familiari, rapporti di amicizia, salute e tempo libero

Ma i valori più elevati si registrano sul fronte delle relazioni familiari, con ben il 90,1% delle persone che si ritiene soddisfatto. Ed è elevata, e in leggero aumento, anche la percentuale di italiani molto o abbastanza soddisfatti per i rapporti di amicizia, che

 

dall’81,7% del 2017 arriva all’ 82,5%.

Secondo Istat italiani piuttosto soddisfatti anche per il proprio stato di salute (l’80,7% delle persone sopra i 14 anni) e per il tempo libero (66,2%).

“Bisogna stare molto attenti agli altri”

Nelle relazioni interpersonali, riporta Adnkronos, prevale invece un atteggiamento di cautela. Il 77,7% degli italiani ritiene che “bisogna stare molto attenti” nei confronti degli altri mentre solo il 21,0% pensa che “gran parte della gente è degna di fiducia”. E in questo, le donne sono le più diffidenti. Solo il 19,6% mostra un atteggiamento di apertura verso gli altri, contro il 22,5% degli uomini. La scarsa fiducia verso gli altri si esprime anche con la modesta percentuale di persone che reputano probabile vedersi restituire da parte di uno sconosciuto il portafoglio eventualmente smarrito (appena il 13,1%).

Va molto meglio, su questo fronte, la fiducia circa la restituzione da parte di un vicino di casa, con una percentuale che sale invece al 72,1%, e quella verso le forze dell’ordine, pari all’82,8%.

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Arriva il sistema che legge i pensieri e li traduce in parole

Arriva il sistema in grado di tradurre i pensieri in parole. Si tratta di un primo passo verso nuovi sintetizzatori linguistici basati sull’intelligenza artificiale e computer capaci di dialogare direttamente con il cervello umano. Il risultato, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, si deve ai ricercatori della Columbia University di New York. E il sistema potrebbe essere utilizzato per aiutare coloro che a causa di alcune malattie hanno perso la capacità di parlare o di esprimersi.

Nel cervello sono prese

 

nti i segnali dell’attività legata alla parola

Quando una persona parla, o immagina di farlo, appaiono nel cervello le spie di questa attività, segnali riconoscibili e presenti anche quando semplicemente si ascolta qualcuno parlare. Per decodificarli i ricercatori della Columbia University guidati da Nima Mesgarani hanno sviluppato un vocoder, cioè un algoritmo capace di sintetizzare i discorsi dopo aver imparato a registrarli direttamente da qualcuno che sta parlando.

“La stessa tecnologia usata da Amazon Echo e Apple Siri”

Per insegnare al vocoder a interpretare l’attività cerebrale i ricercatori hanno studiato e misurato l’attività cerebrale di malati di epilessia mentre ascoltavano frasi pronunciate da persone diverse. Quindi hanno chiesto ai volontari di contare da 0 a 9, registrando i loro segnali cerebrali. Il suono prodotto dal vocoder in risposta a questi segnali è stato analizzato e “pulito” da un sistema di intelligenza artificiale che imita le strutture dei neuroni, riferisce Ansa.

In pratica, si tratta della stessa “tecnologia usata da Amazon Echo e Apple Siri che rispondono verbalmente alle nostre domande”, spiega Mesgarani.

Un impianto 

 

simile a quello usato per i malati di epilessia

Il risultato finale è una voce dal suono meccanico in grado di ripetere la sequenza di numeri. Durante lo studio dell’attività cerebrale dei volontari “Le persone riuscivano a capire e ripetere i suoni detti dalla macchina il 75% delle volte”, continua Mesgarani.

I ricercatori vogliono ora ripetere il test con parole e frasi più complesse, e con i segnali cerebrali prodotti da una persona mentre parla o immagina di farlo. L’idea è di arrivare a realizzare un impianto simile a quello usato per i malati di epilessia, capace di tradurre direttamente in parole i pensieri di persona non più in grado di parlare a causa di malattie, come la sclerosi laterale amiotrofica.

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I 5 trend dei viaggi nel 2019

Quali sono le tendenze per l’hospitality del 2019? Strategie imprenditoriali, nuove tecnologie, lusso come esperienza, ospitalità sostenibile, innovazione nel food e beverage sono i 5 trend del turismo 2019. Almeno, secondo Benoît-Etienne Domenget, il ceo di Sommet Education, la parent company degli istituti universitari svizzeri specializzati in hospitality management, il Glion Institute of Higher Education e Les Roches Global Hospitality Education. Se l’ospitalità continua a fornire terreno fertile per gli aspiranti imprenditori, l’innovazione nel prossimo futuro sarà fondamentale. Soprattutto per i brand affermati, che per competere con i nuovi player dovranno mettere in atto strategie di innova

zione adeguate ai diversi profili dei viaggiatori.

Strategie innovative e nuove tecnologie

E adeguare l’offerta turistica a seconda del profilo del viaggiatore significa saper differenziare. Se i business-traveller apprezzano le innovazioni tecnologiche per i luxury-traveller il contatto umano è la chiave per offrire un’esperienza su misura. L’importanza delle esperienze di socializzazione per i Millennial e la Generazione Z, poi, già da qualche tempo ha dato vita a nuovi hotel boutique urbani con appositi spazi sociali dedicati.

Inoltre grazie alle nuove tecnologie le aziende che operano nell’ospitalità possono offrire agli ospiti maggiore personalizzazione, convenienza e controllo. Chatbot, robot e altre forme d’AI, tecnologia di riconoscimento facciale, programmi di fidelizzazione basati su blockchain e criptovaluta, creano nuove opportunità per i marchi e per i clienti.

Esperienza del lusso e sostenibilità

L’adozione dei codici dell’ospitalità consente ai marchi di offrire ai clienti un’esperienza del lusso unica e coinvolgente che va oltre la vendita al dettaglio tradizionale. E il mantenimento del contatto umano attraverso le interazioni sarà essenziale per i marchi del lusso per coltivare le relazioni personali che costruiscono la fedeltà del cliente. La sostenibilità, inoltre, è un tema in prima linea nella consapevolezza del pubblico, in particolare, per Millennial e Generazione Z, che si aspettano un approccio più completo alla responsabilità sociale delle imprese. Come la riduzione delle materie plastiche monouso, lo sviluppo di concetti d

 

i impresa sociale, e lo spostamento verso un sistema di economia circolare, in cui le risorse vengono riciclate e rigenerate.

Le avanguardie del food&beverage

La sostenibilità è cruciale anche nell’ambito del food&beverage. L’interesse per i prodotti alimentari di provenienza locale, stagionale e vegetale continua a crescere tra i consumatori attenti all’ambiente e alla salute, con lo sviluppo di concetti come il farm to table o addirittura seeds to table. Tuttavia, anche la ricerca del piacere è una motivazione chiave per i clienti che cercano nuove esperienze culinarie che deliziano i sensi. E se lo street food sta introducendo una gamma più ampia di sapori, tradizioni ed esperienze, riporta Adnkronos, nell’era di Instagram le delizie visive sono importanti tanto quanto le prelibatezze.

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Monza e Brianza rallentano dopo la crescita del 2017

Un tessuto imprenditoriale, quello della provincia di Monza e Brianza, vivo e dinamico, messo però a rischio dal rallentamento del contesto macroeconomico globale. Le realtà imprenditoriali che popolano la classifica TOP500+ edizione 2018 del Centro studi Assolombarda sono costituite da 800 aziende con ricavi che vanno da 3,2 miliardi a 8,5 milioni di euro, per un fatturato complessivo record di 48,2 miliardi euro.

TOP 500+ è il progetto di ricerca e di analisi dei dati economico-finanziari promosso da Assolombarda in collaborazione con PwC e con il sostegno di Banco BPM, e condotto su un territorio che si conferma nell’analisi sui bilanci 2017 uno tra i principali distretti manifatturieri d’Europa.

Un anno di crescita straordinaria

Il 2017 è stato un anno di crescita straordinaria: produzione industriale al +3,0% (da +1,1% del 2016), export cresciuto del +11,6% (in Lombardia è nel 7,6%) in deciso aumento rispetto allo 0,9% dell’anno precedente. Risultati raggiunti grazie anche alle performance delle migliori aziende del territorio, con un fatturato complessivo che passa da 45 a 48,2 miliardi di euro, segnando un +7,1% sull’edizione 2017 (su bilanci 2016).

Avanzamenti, anche se meno consistenti, si hanno anche in termini di EBITDA sul fatturato mediano (che passa da 5,7% a 6,1%), e di ROE (in aumento da 10,5% a 10,8%). Cresce inoltre la percentuale di aziende in utile, che sale dall’86% all’88%.

Le aziende top accusano un rallentamento

Uno scenario positivo che però non trova conferma nelle previsioni per il 2018. In un contesto macroeconomico globale di progressivo rallentamento l’Italia anticipa la frenata, dando chiari segnali di decelerazione del ciclo economico. In Lombardia l’indebolimento dell’attività produttiva e di export è iniziato solo nei mesi primaverili, dopo aver mostrato maggior tenuta rispetto alla media nazionale nella prima parte del 2018.

Secondo l’indagine del Centro Studi di Assolombarda la percentuale di imprese che prevede di chiudere il 2018 con un fatturato in aumento dal 71% scende al 64%. Pertanto, anche le aziende top di Monza Brianza accusano un rallentamento nelle vendite. Inoltre, la quota di imprese che per il 2018 avranno margini in crescita si attesta al 42%.

“Chiediamo di poter operare in un ecosistema favorevole”

Sebbene si tratti di un territorio geneticamente resiliente, emergono i primi segnali di preoccupazione in termini di rallentamento nelle vendite e nei margini. “I numeri di questa ricerca confermano ancora una volta la forza e il successo dell’intraprendenza brianzola e l’attrattività di questo territorio”, afferma Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda. Sono caratteristiche che consentono di realizzare risultati straordinari, ma non bastano. “Chiediamo a noi tutti di poter operare in un ecosistema favorevole, fatto di sei condizioni abilitanti: apertura ai mercati mondiali, fisco, accesso al credito, Industria 4.0, infrastrutture ed Europa”, prosegue Bonomi. Convinto che il governo debba puntare “sugli investimenti e non sulla spesa corrente. E vedrà che le nostre imprese continueranno a volare evitando ogni rischio di decrescita”.

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Bonus Mobili, una manovra che piace agli italiani

Il cosiddetto Bonus Mobili è un’agevolazione fiscale che risulta apprezzata dagli italiani. Lo rilevano i dati elaborati a partire delle dichiarazioni dei redditi della Consulta Nazionale dei CAF.

Un sostegno anche al settore arredo

“Il bonus mobili è una manovra che funziona e genera benefici per i cittadini. Inoltre, sostiene un settore, quello del legno-arredo, che conta circa 77mila imprese per la maggior parte PMI”, così Emanuele Orsini, Presidente di FederlegnoArredo, l’associazione di categoria che promuove la politica industriale per il settore legno arredo italiano. “Lo abbiamo sempre definito, più che un bonus, un incentivo all’economia reale – prosegue Orsini- perché ha il vantaggio di dare accesso più facile a chi arreda la casa dando l’opportunità di acquistare prodotti made in Italy di qualità. Attendiamo risposte certe sulla proroga a tutto il 2019”.

Identikit di un’agevolazione

Il bonus mobili è una detrazione fiscale per l’acquisto di mobili che consente di usufruire di una detrazione Irpef del 50%, ripartita in dieci quote annuali di pari importo. In questo ambito, sono significativi i dati raccolti da FederlegnoArredo (77.000 aziende produttive), Federmobili (che rappresenta 20.000 punti vendita) e la Consulta Nazionale dei CAF (20.000 Centri di Assistenza Fiscale CAF). Dal 2013 al 2016 il bonus è stato utilizzato da 828.428 contribuenti, per una spesa totale di 4,8 miliardi di euro, pari in media all’8,4% del valore annuo dei consumi interni di mobili ed elettrodomestici agevolabili. Il 2016 ha visto una forte accelerazione nell’utilizzo, con incrementi, rispetto al 2015, del +29,5% nel numero di contribuenti che ne hanno fatto ricorso (255.217 contro i 197.112 del 2015), del +45,5% in termini di spesa complessivamente sostenuta (1,7 miliardi di euro rispetto ai 1,2 miliardi del 2015) e del +12,4% in termini di importo medio degli acquisti (6.691 euro contro i 5.953 del 2015). Questo significa che nel 2016 gli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici con bonus legati alle ristrutturazioni hanno avuto un’incidenza superiore all’11% sul valore annuo dei consumi dei beni interessati.

Una misura che serve

“Mi preme sottolineare la tenuta dell’incentivo, che è in costante crescita”, conclude il Presidente di FederlegnoArredo. “Dall’analisi delle Dichiarazione dei Redditi 2018, gli acquisti di mobili effettuati con il ricorso al bonus nel 2017 si sono consolidati attorno a 1,7 miliardi di euro, segno che la misura serve e aiuta il consumatore nelle sue scelte di acquisto”.

“A conclusione della campagna di assistenza fiscale 2018 abbiamo potuto registrare un crescente ed esplicito interesse verso questo bonus fiscale – dichiarano Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, Coordinatori della Consulta Nazionale dei CAF – da parte dei contribuenti italiani in tutti i nostri Centri di Assistenza Fiscale. I cittadini, spinti da una informazione puntuale, all’atto della dichiarazione dei redditi hanno potuto vedere applicate le misure che consentono di usufruire di questa importante detrazione fiscale. Un risparmio reale sugli acquisti delle famiglie che, senza dubbio, è oggi particolarmente apprezzato. Una forma concreta di sostegno al reddito che, con l’assistenza dei CAF, gli italiani utilizzano sempre di più”.

Millennials e lavoro: più fiducia nel futuro

I millennials hanno fiducia nel futuro, sono capaci di adattarsi rapidamente a innovazioni e cambiamenti, e sanno cogliere tutte le opportunità della Gig Economy. Soprattutto per quanto riguarda il futuro del mondo del lavoro.

La conferma arriva dal report pubblicato da CornerJob, l’app per il mobile recruitment, basato sui risultati di una ricerca condotta a giugno 2018 su 1,2 milioni di utenti di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Secondo i risultati della ricerca infatti, nonostante l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) registri negli ultimi cinque anni un calo del 53% circa nelle retribuzioni dei lavoratori, il 74% degli intervistati è convinto che il mercato del lavoro cambierà in meglio.

Mobile recruiting e soft skills: come trovare un’occupazione stimolante

I giovani del terzo millennio concepiscono il lavoro come un naturale proseguimento del percorso iniziato tra i banchi di scuola. Al punto che per il 65% degli intervistati l’esperienza aziendale viene anteposta al conseguimento di un diploma universitario. E poiché il loro l’habitat naturale è digitale, riporta Adnkronos, il 77% si affida al mobile recruiting per la ricerca di un impiego. Il modo più diretto e concreto di cercare un’occupazione. L’85% degli intervistati, poi, privilegia un ambiente di lavoro stimolante a condizioni retributive vantaggiose. E, in generale, pensa che le soft skills contino quanto le competenze tecniche.

Qualcosa (non) è cambiato

Se la stabilità economica e la crescita professionale restano due priorità (52%), per i millennials queste non sono necessariamente legate all’esigenza di formare un nucleo familiare (obiettivo per il 10% degli intervistati). E nonostante siano abituati all’idea di un probabile nomadismo professionale, il 72% dichiara di voler restare nella stessa azienda per più di cinque anni. Tanto che il job hopping (cambiare lavoro più o meno ogni sei mesi) interessa solo al 14% degli intervistati. Insomma, pur tenendo in considerazione valori come work-life balance, flessibilità e smart working, i millennials cercano un contratto full-time (63%).

Recuperare i valori del passato adattandoli alla grammatica contemporanea

La popolazione che entro il 2020 rappresenterà più della metà della forza lavoro a livello globale non ha rinunciato al sogno rivoluzionario della cultura digitale iper-connessa e always-on. Ma ha ben compreso che il quadro socioeconomico si sta evolvendo a una velocità diversa da quella prevista.

Consapevoli e inclini alle trasformazioni, i millennials non si perdono d’animo, e non hanno paura di cambiare idea. Anche se ciò potrebbe significare recuperare, pur rileggendoli con la grammatica contemporanea, alcuni valori chiave della generazione che li ha preceduti.

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