Perdita d’acqua e termografia

Una delle situazioni più spiacevoli che possa capitare in casa è quella di scoprire che vi è una perdita nell’impianto idrico e dell’acqua che piano piano sta infiltrandosi, scavando e cercando di raggiungere anche gli appartamenti sottostanti. Riuscire a porre rimedio in maniera autonoma è praticamente impossibile, anche perché la cosa più difficile è riuscire a capire dove si trova esattamente la perdita, considerando che i tubi possono trovarsi sotto il pavimento o all’interno dei muri.

Per questo motivo si preferisce contattare una ditta specializzata che possa risolvere la situazione in maniera rapida e non invasiva. Vi.Ro Impianti è un’azienda specializzata il cui approccio è assolutamente non distruttivo, il che significa che per andare alla ricerca della perdita questa azienda non opera sollevando pavimenti o effettuando grandi varchi nei muri, ma si avvale della più moderna tecnologia di settore che consente di individuare in maniera assolutamente precisa il punto in cui la perdita avviene prima ancora di aver effettuato ogni tipo di operazione. Grazie alla termografia che Vi.Ro Impianti adopera è ad esempio possibile individuare molto velocemente il punto esatto in cui avviene la perdita e a questo punto operare in maniera poco invasiva e rapida, il che ha un duplice vantaggio: il fatto di non dover effettuare grandi lavori a livello edile fa sì che i costi dell’intervento siano più bassi, ed in secondo luogo riuscire a rimediare alla perdita in maniera rapida fa sì che non si vadano a creare problematiche agli appartamenti sottostanti, i quali potrebbero essere interessati da gocciolamento dovuto appunto alla perdita che avviene al piano di sopra. Vi.Ro Impianti si occupa dunque di ricerca perdite acqua e lo fa servendosi della più moderna strumentazione di settore, il che consente di riuscire ad offrire servizi di grande qualità a prezzi in linea con quelli di mercato e assolutamente risolutivi.

Perché acquistare un attico?

Una delle soluzioni abitative più prestigiose, ampia e panoramica in città, è sicuramente rappresentata dall’attico. Vivere in un attico vuol dire disporre di un’abitazione ampia che presenta una superficie con una metratura estesa, e che offre possibilità ed un livello di benessere che nessun altro tipo di appartamento può vantare. Gli attici in principio sono diventati di gran moda negli Stati Uniti durante gli anni venti, e successivamente sono stati un simbolo di potere e lusso per i grandi magnati.

Da anni gli attici sono molto richiesti anche in Italia, e scegliere una soluzione abitativa con attico è dunque una possibilità perfetta per chi cerca un’immobile di prestigio in città. Ma quali sono i vantaggi del  vivere in un attico? Sicuramente i principali sono:

  • Senso di libertà

Chi acquista un attico solitamente lo fa per la voglia di poter usufruire di un fantastico terrazzo ampio e libero dai rumori della città. Inoltre, questo spazio può essere arricchito con diverse soluzioni di comfort quali un dehor con spazi verdi o un idromassaggio.

  • Nessuno al di sopra di te

La cosa più bella del vivere in un attico è che anche se si vive in un edificio con altri appartamenti si ha la fortuna di non avere alcun rumore o fastidio proveniente dall’alto.

  • Vista spettacolare

Quando si vive in un attico la cosa più bella è sicuramente è la vista. Il panorama della città è un qualcosa che affascina tutti coloro i quali vi si affacciano e regala un’emozione davvero unica che nessun’altra soluzione abitativa può dare.

  • La luminosità

Un altro dei vantaggi del vivere in un attico è la sua grande luminosità. La luce che penetra all’interno è sempre molto più intensa rispetto a quella degli appartamenti dei piani inferiori, e se ne può godere per tutte le ore del giorno.

  • Privacy

In ultima analisi, ma non per importanza, vivere in un attico offre intimità e privacy, l’ideale per vivere al meglio la propria vita casalinga.

Individuare l’attico giusto in relazione alla zona in cui si desidera vivere e alle esigenze individuali può rivelarsi essere anche una ricerca piuttosto lunga, e per questo è bene rivolgersi ad agenzie specializzate nella mediazione di soluzioni immobiliari d’alto profilo. Lo studio Franco Guerrieri è da oltre 20 anni una solida realtà del settore e propone immobili di prestigio Monza fornendo ogni tipo di assistenza al cliente, dalle fasi di ricerca della soluzione più adatta fino alla consulenza per la progettazione o ristrutturazione degli immobili.

Mediclinics: asciugamani elettrico, igiene assicurata

Quando ci si trova fuori casa e si ha necessità di utilizzare i servizi igienici, si spera sempre di trovare un ambiente pulito e sanificato per evitare di entrare in contatto con batteri e virus di ogni tipo. Per nessuno è infatti piacevole dover usufruire di servizi igienici in cui l’ambiente sia poco gradevole, ed in questi casi si cerca di limitare la propria presenza all’interno dei locali solo per quei pochi secondi strettamente necessari. Anche all’interno degli ambienti più curati però, vi è un particolare che viene spesso ignorato e che invece è molto importante per garantire una buona esperienza al cliente all’interno dei servizi igienici che gestiamo, ovvero l’asciugatura delle mani.

Aver predisposto un sistema di asciugatura che non garantisce un’igiene perfetta andrebbe a compromettere il lavoro di detersione di acqua e sapone, causando nuovamente il proliferare di microbi e batteri sulla superficie delle mani. È questo il caso dei fazzoletti, che possono essere veri e propri contenitori di germi e che comunque non garantiscono un’asciugatura perfetta, o dei dispenser per asciugamani a rotoli in stoffa.

Per avere la certezza di offrire ai tuoi clienti un servizio a cinque stelle, nulla è meglio degli asciugamani elettrici Mediclinics e può organizzare per te il viaggio incentive che hai in mente per i tuoi dipendenti, occupandosi di gestire ogni aspetto organizzativo e di fornire assistenza anche durante il viaggio, per qualsiasi richiesta o necessità dovesse presentarsi. Affidati dunque a professionisti del settore per far si che il viaggio dei tuoi dipendenti possa essere una fantastica occasione di divertimento e al tempo stesso uno splendido modo per accrescere il loro senso di appartenenza nei confronti dell’azienda.

Feste per bambini

Organizzare feste per bambini è un’attività che richiede, al contrario di quanto si possa pensare inizialmente, una cura per i dettagli e un’attenzione davvero particolare. Si perché i bimbi corrono, saltano e perdono facilmente l’equilibrio.

Tutte le attrezzature presenti all’interno della sala devono necessariamente essere a norma e rispettare gli standard di sicurezza necessari a garantire l’incolumità dei piccoli ospiti. I tavoli ad esempio, è bene che abbiano i bordi arrotondati: prova ad immaginare cosa accadesse se un bimbo perdesse l’equilibrio proprio in prossimità di un tavolo con i bordi non arrotondati…è un rischio che nessuno vuole correre, nè tu che metti la tua struttura a disposizione della festa, né i genitori che vogliono avere la certezza di affidare i piccoli a chi abbia pensato proprio a tutto per tutelare l’incolumità dei partecipanti.

Per non correre rischi inutili, e abbellire al tempo stesso la tua struttura con arredi moderni e coloratissimi, scegli tutta la qualità e la convenienza dei prodotti Go Leisure. Questa azienda vanta oltre 20 anni di esperienza nel settore, e rappresenta una valida risorsa per te che hai bisogno di dare una nuova immagine al tuo spazio ludico. Potrai scegliere tra bellissimi tavoli e sedute, panche pieghevoli, simpaticissimi troni per accogliere il festeggiato, tappeti anti-trauma, simpaticissimi pannelli divisori, panca guardaroba e moderni banconi da reception. Questi sono soltanto alcuni dei prodotti e delle attrezzature che Bll Park mette a tua disposizione, per dare ai tuoi spazi un aspetto molto più attraente ed accattivante. Allo stesso modo troverai sicuramente di tuo gradimento i bellissimi gonfiabili per bambini che regaleranno ai piccoli ospiti ore di puro divertimento in tutta sicurezza, delle soluzioni che possono marcare la differenza tra la tua struttura e quelle della concorrenza. Per richieste o informazioni è possibile contattare Go Leisure al numero telefonico +390392497489 o tramite mail all’indirizzo è info@go-leisure.com.

Come e perché aumentano i prezzi al consumo a marzo 2020

A marzo 2020 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è stimato in un aumento dello 0,1%, sia su base mensile (era dello 0,3% a febbraio), sia su base annua, confermando la stima preliminare. La decelerazione dell’inflazione è imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei beni energetici non regolamentati, che registrano un’inversione di tendenza da +1,2% a -2,7%, e dei servizi, che rallentano la loro crescita da +1,0% a +0,8%. Questi andamenti sono stati solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari lavorati (da +0,5% a +1,1%) e dei tabacchi (da +1,5% a +2,5%).

L’inflazione di fondo rimane stabile

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici, rimane stabile allo 0,7%. La variazione congiunturale dell’indice generale è dovuta all’aumento dei prezzi dei tabacchi, che salgono del 2,3%, e dei beni alimentari lavorati, cresciuti dello 0,8%, solo in parte compensata dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,2%). L’inflazione acquisita per il 2020 è invece pari a zero per l’indice generale, e a +0,2% per la componente di fondo.

Accelerano beni alimentari, per la cura della casa e della persona

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano, e passano da +0,3% di febbraio a +1,0% di marzo, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rallentano, passando da +0,8% a +0,6%. In entrambi i casi registrano una crescita più sostenuta di quella riferita all’intero paniere.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta invece del 2,2% su base mensile, per effetto della fine dei saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, e dello 0,1% su base annua (da +0,2% del mese precedente), confermando la stima preliminare. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1%, sia su base mensile sia su base annua.

Dati elaborati nel contesto dell’emergenza sanitaria

Gli indici dei prezzi al consumo di marzo sono stati elaborati nel contesto dell’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Coronavirus in Italia, che ha visto la sospensione di attività di ampi segmenti dell’offerta di beni e servizi di consumo. L’impianto dell’indagine sui prezzi al consumo, basato sull’utilizzo di una pluralità di canali per l’acquisizione dei dati, ha consentito di ridurre gli effetti negativi dell’elevato numero di mancate rilevazioni.

Abi, ecco la lista di tutte le operazioni bancarie da fare a casa

Obiettivo: rispettare le regole attuali e limitare al massimo gli spostamenti così da prevenire nuovo contagi. E l’indicazione vale anche per le banche, presso le quali è consigliato recarsi solo in casi di strettissima necessità. Anche perché le soluzioni alternative per gestire il proprio conto corrente, effettuare pagamenti, controllare le carte di credito e la propria situazione patrimoniale sono tutte operazioni che si possono facilmente effettuare senza uscire di casa. La banca via Internet, accessibile da Pc o via mobile, consente di collegarsi con il proprio istituto velocemente e in tutta sicurezza, senza bisogno di andare in filiale.

Le indicazioni dell’Abi

In una nota, l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, ha raccolto e spiegato le principali operazioni bancarie che si possono effettuare da casa utilizzando il proprio home banking, mobile banking o telefono. Le banche dispongono di molteplici canali per offrire prodotti e servizi ‘tradizionali’ che pur tuttavia si avvalgono delle tecnologie per la loro maggiore fruibilità. Tutte le banche forniscono servizi disponibili online (Internet e mobile banking) per la gestione dei propri risparmi e investimenti, per effettuare operazioni sia informative (per esempio consultare il saldo di conto corrente, l’elenco dei movimenti registrati sul conto corrente o sul conto deposito) sia dispositive (per esempio trasferimenti di denaro, pagamento di tasse o utenze, ricarica della carta di credito prepagata, ricariche del cellulare). Via telefono, invece, il cliente può interagire con la propria banca tramite l’assistenza dedicata ai clienti (contact center) ed effettuare la maggior parte delle operazioni bancarie che non richiedono una diretta gestione del contante, chiedere consulenza e assistenza, e, se ci si identifica con i codici personali, eseguire pagamenti, trasferimenti di denaro o ricariche. Le banche offrono supporto anche tramite e-mail, chat e social media.

Cosa fare in banca senza uscire dalla porta

Nella pratica, l’Abi ha redatto l’elenco delle principali attività a portata di mano di ogni cittadino, disponibili tramite click o attraverso l’assistenza dedicata ai clienti (contact center) e protette da sistemi di autenticazione sicuri. Ecco cosa si può facilmente fare da casa: consultare l’estratto conto per visualizzare e verificare le operazioni effettuate sul proprio conto corrente e il saldo; disporre bonifici e giroconti, nell’area euro o internazionali con valuta estera, per inviare o ricevere denaro. Se si ha bisogno di trasferire denaro su un conto senza attese o di riceverlo subito sul proprio conto, è possibile avvalersi dei bonifici istantanei; gestire le carte di pagamento e ricaricare la carta di credito prepagata; utilizzare la carta di credito per acquisti online; effettuare la ricarica telefonica;  disporre il pagamento dei bollettini e delle utenze, e il pagamento delle tasse tramite F24;  utilizzare l’addebito diretto sul proprio conto corrente o sulla carta di credito tramite domiciliazione della bolletta o di altri servizi; verificare lo stato del mutuo e dei finanziamenti attivi anche consultando le rate e il capitale residuo/erogato; operare sui prodotti finanziari (ad esempio compravendita titoli e monitoraggio dei mercati) e verificare i propri investimenti; chiedere consulenza e assistenza, ad esempio, per ricevere preventivi su prodotti e servizi bancari o supporto nell’utilizzo dei canali disponibili per svolgere operazioni dispositive. Per le emergenze inderogabili che devono necessariamente concretizzarsi in filiale, bisogna invece chiamare e fissare un appuntamento.

Vetro ed economia circolare, è riciclabile oltre il 76%

Il tasso di riciclo del vetro da imballaggio è del 76,3% ed è ampiamente superiore a quello richiesto dalla normativa italiana (66%) ed europea (75% entro il 2030). Il vetro quindi è un materiale campione dell’economia circolare. Grazie al sistema di raccolta differenziata il vetro può essere recuperato e reimmesso nel ciclo produttivo infinite volte. Nel 2018, l’immesso al consumo di imballaggi in vetro è cresciuto dell’1,7%, la raccolta dell’8,4%, e la quantità di rifiuti d’imballaggio in vetro riciclato è cresciuta del 6,6%. È quanto risulta dal primo Rapporto di Sostenibilità di Assovetro, l’Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro aderente a Confindustria, realizzato da Ergo, Spin off dell’Università Sant’Anna di Pisa.

Aumentano gli investimenti in innovazione e tecnologie

Nel triennio 2016-2018 la produzione delle aziende rilevate dal Rapporto è cresciuta di quasi 4,4 milioni di tonnellate, in aumento dell’8,2% rispetto al 2016. E nel triennio è cresciuto anche il loro fatturato complessivo (+6%), realizzato prevalentemente con vendite in Italia, con una quota pari al 60% circa, riporta Adnkronos. Le spese per l’energia, che nel 2018 hanno inciso per il 15,3%, costituiscono una delle principali componenti del costo del prodotto, mentre gli investimenti sostenuti per gli impianti di produzione sono fra i principali indicatori dell’orientamento strategico dell’industria del vetro.

Tra il 2016-2018 sono stati investiti oltre 298 milioni di euro negli impianti, e i costi sostenuti per la ricerca e sviluppo sono aumentati del 5,6%, con 33 milioni investiti in ambiente e sicurezza.

Le performance ambientali

La produzione di vetro è un’attività energivora in quanto, per essere fuso, il vetro deve raggiungere alte temperature. L’indicatore di prestazione energetica è rimasto costante nel triennio e pari complessivamente a 0,17 Tep / Ton di vetro fuso. La percentuale di energia rinnovabile risulta però in netta crescita, dal 15,37% registrato nel 2016 al 26,20% del 2018, mentre le emissioni di CO2 hanno un andamento pressoché stabile tra il 2017 e il 2018 e in diminuzione rispetto al 2016 (-70% rispetto a 40 anni fa). In calo le emissioni di SOx. Inoltre, i consumi idrici si sono ridotti significativamente, e attualmente l’utilizzo di acqua riciclata è superiore al 44% dei consumi idrici totali.

Sostenibilità sociale, cresce l’occupazione

A fine 2018 le aziende italiane del vetro cavo e del vetro piano contavano complessivamente 11.277 addetti (+1,4% rispetto al 2016). I due comparti si caratterizzano per la netta prevalenza di forme contrattuali stabili (quasi il 90%). L’industria del vetro sta poi cercando di colmare il gender gap, tanto che gli impiegati la percentuale delle donne è del 24,2%, mentre la presenza delle donne tra i dirigenti e i quadri è del 19,5%. La formazione per la preparazione professionale e la sicurezza degli addetti è oggetto di particolare attenzione. Nel triennio 2016-18 sono state erogate 14,3 ore annue di formazione medie pro capite, con un picco di 16,5 ore nel 2017.

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Più fiducia per le aziende, ora puntano su formazione e nuove assunzioni

Le previsioni per l’anno appena iniziato sono positive, non solo in termini di assunzioni previste dalle aziende, ma anche di investimento nel capitale umano. Se nel 2019 le aziende hanno ritrovato la fiducia necessaria a guardare al futuro ora puntano sulla formazione dei dipendenti e su nuove assunzioni. Almeno, secondo l’indagine sui trend del mercato del lavoro 2020 condotta dalla piattaforma di recruiting InfoJobs, su un campione rappresentativo di aziende iscritte al portale. Nel 2019 il numero delle aziende iscritte alla piattaforma che hanno inserito nuove risorse è infatti cresciuto del 13% rispetto all’anno precedente.

Le medie aziende sono le più ottimiste

Secondo l’indagine InfoJobs, il 58% delle aziende si dichiara pronto ad assumere nuove risorse in numero limitato, mentre il 23% ha in piano di inserire in modo sostanzioso nuove figure perché fiducioso in una ripresa del proprio settore. Le più ottimiste, sembrano le medie aziende, quelle che contano tra 250 e 500 dipendenti, e che assumeranno in maniera consistente nel 66% dei casi.

Nell’analisi dei trend Hr più rilevanti per il mercato del lavoro nel 2020 emerge inoltre come le aziende siano sempre più orientate a una visione human-centric, sia dal punto di vista della formazione dei talenti già presenti in azienda sia della possibilità di sfruttare la crescita digitale e gli sviluppi tecnologici a servizio dell’uomo.

Utilizzare il digitale per valorizzare il capitale umano

Per il 32% delle aziende il trend più marcato che emergerà quest’anno è quello di utilizzare al meglio il digitale per valorizzare il capitale umano, rendendolo un mezzo con cui raggiungere in maniera efficace i risultati e liberare tempo per attività ad alto valore aggiunto, dove la componente umana fa sempre la differenza. “Ci troviamo ad affrontare uno scenario lavorativo altamente competitivo, incerto, in continua evoluzione – commenta Filippo Saini, head of job di InfoJobs -. Sapersi distinguere ed essere in grado di affrontare i cambiamenti in maniera agile diventa quindi fondamentale, ed è qui che entra in gioco il capitale umano, con le persone e le loro competenze al centro della scena”.

Creare un ecosistema in cui vengono condivisi valori e obiettivi comuni

“Quello che le nostre aziende ci descrivono è un 2020 dove l’uomo ritorna protagonista – continua Saini – dove le risorse umane sono l’asset primario e la tecnologia il mezzo che permette di sceglierle, formarle e nutrirle costantemente, per creare un ecosistema in cui a ogni livello vengono condivisi valori e obiettivi comuni”. Una premessa fondamentale per una vera “organizzazione liquida”, che aumenta l’engagement dei dipendenti e attrae nuovi talenti.

“Stiamo assistendo – aggiunge Saini – alla nascita di un nuovo tipo di azienda, più umanizzata e purpose driven, in cui lo scopo per cui si fa business diventerà sempre più rilevante per il business stesso”.

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Impresa 4.0, puntare su digitale per competere

La conoscenza tecnologica è essenziale per le imprese della quarta rivoluzione industriale. E quasi un’impresa italiana su tre ha realizzato, o programma di realizzare, corsi di formazione 4.0 per il personale. Nei percorsi formativi avviati gli imprenditori hanno puntato soprattutto su dirigenti e manager (62%) e responsabili di processo (57%), mentre in misura minore operai e addetti ai processi di produzione (30%). Da quanto emerge dal test di autovalutazione sulla maturità digitale Selfi 4.0, il 64% degli imprenditori non ha però ancora valutato la possibilità di avviare attività formative per favorire la digital transformation.

Disporre di figure qualificate per cogliere i vantaggi della trasformazione digitale

Le Camere di commercio 3 anni fa hanno avviato un programma formativo  coinvolgendo 600 dipendenti camerali sui temi dell’innovazione, 275 dei quali hanno ottenuto la certificazione sulle competenze digitali. Il test Selfi 4.0 ha riguardato quasi 15mila imprese, ed è stato condotto dai Punti impresa digitale, la rete delle Camere di commercio realizzata per supportare le Pmi nell’adozione delle tecnologie abilitanti.  E secondo il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, “occorre iniziare una nuova fase che incoraggi la formazione per disporre di figure qualificate capaci di cogliere appieno i vantaggi di questa trasformazione digitale”.

Diecimila imprese sono ritardo nel cavalcare la new digital wave

Solo 1 impresa su però 10 ha realizzato corsi di formazione sulle tematiche 4.0, mentre il 25% pensa di farlo nei prossimi 12 mesi. Si stratta generalmente di imprese che hanno un buon livello di maturità digitale, e che hanno già proceduto a digitalizzare buona parte dei processi. Le restanti 10mila imprese che invece non hanno ancora considerato la possibilità di realizzare attività formative specifiche, mostrano al test di autovalutazione Selfi 4.0 un certo ritardo nel cavalcare la new digital wave, collocandosi nelle prime fasi del processo di digitalizzazione.

Cybersicurezza, e-commerce, cloud al centro delle attività formative

Cybersicurezza, e-commerce, cloud, e più in generale, le nuove tecnologie software, sono le tematiche al centro delle attività formative per il 65% delle imprese. Seguono, i sistemi di gestione e analisi dei dati, come Big data e interscambio di dati tra sistemi informativi (edi) (36%), le tecnologie hardware, come robotica, realtà aumentata e realtà virtuale (33%), l’integrazione orizzontale e verticale, con l’IoT e i sistemi di tracing & tracking (31%). Il percorso di formazione patrocinato dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), riporta Adnkronos, ha affrontato temi che vanno dal project management alla trasformazione digitale, l’open data, la sicurezza dei dati al cambiamento tra social e IoT alla comprensione dell’approccio e l’innovazione digitale. Ma anche dal business intelligence, big Data e open Data, fino ai temi sulla sicurezza e sulla User Experience, per migliorare l’interazione tra erogazione dei servizi e tecnologia

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Per i brand il GDPR rende più difficile la gestione dei domini

Il report internazionale pubblicato da MarkMonitor parla chiaro: per quasi 6 marketer su 10 (58%) il GDPR ha avuto un forte impatto sul loro approccio alla gestione dei domini e alla loro sicurezza. Dall’entrata in vigore del GDPR il 28% dei brand ha infatti dovuto richiedere l’assistenza di consulenza esterna per rendere conforme alla normativa le proprie strategie, e il 18% trova ancora più difficoltà nel combattere le violazioni. Il report della società di Clarivate Analytics, specializzata nella protezione del brand aziendale, è stato condotto su un campione di 700 decision maker nei settori marketing legale e IT provenienti da Italia, Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito.

Priorità assoluta, massimizzazione del traffico. Poi, la sicurezza

Secondo il report, la Brexit, al contrario, non ha avuto un impatto così forte come il GDPR, tanto che il 61% degli intervistati sostiene che la Brexit non ha avuto alcun impatto sulla propria strategia di dominio. In questo contesto, il 38% degli intervistati ha affermato che l’aumento delle minacce informatiche ha cambiato o sta modificando la propria strategia di dominio. Questa cifra evidenzia la crescente importanza della sicurezza, poiché il 18% dei marketer sostiene di aver subito un attacco informatico diretto al proprio dominio.

In questo scenario resta come priorità assoluta nella gestione dei domini la massimizzazione del traffico mentre la sicurezza si colloca al secondo posto.

Motivazione principale per la strategia di registrazione, il lancio di nuovi prodotti e servizi

Allo stesso modo, il 62% dei marketer afferma che la motivazione principale alla base della propria strategia di registrazione di un dominio è il lancio di nuovi prodotti e servizi, e solo il 23% afferma di effettuare registrazioni allo scopo di attenuare l’abuso del brand.

“I risultati della ricerca mostrano che i brand, e i marketer in particolare, sono consapevoli dell’importanza di questi fattori e di come possano influenzare la gestione dei domini – spiega  Chrissie Jamieson, VP marketing di MarkMonitor – nonostante qualche incongruenza nel modo in cui questa viene effettuata”.

L’organizzazione si muove a compartimenti stagni

È stato chiesto poi ai marketer quale tipo di approccio stiano utilizzando per la gestione dei domini. E molti di loro affermano che la propria organizzazione si stia muovendo a compartimenti stagni, ammettendo che la responsabilità è affidata a un solo dipartimento, e di come in alcuni casi, la responsabilità ricada su di un solo dipendente. Il 27% dei marketer afferma inoltre che è il loro dipartimento a essere responsabile della gestione dei domini, seguito dall’IT (27%) e dalle operazioni (12%). Solo il 22% dei brand conferma l’approccio combinato utilizzato dalla propria azienda.

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Lo smartphone di Google legge, ascolta e parla al posto nostro

Le nuove soluzioni sviluppate da Google per i dispositivi mobili con i sistemi Android migliorano la fruibilità, al punto che ora per leggere un’email non servono gli occhi e per conversare al telefono non è necessario l’udito. In pratica, grazie all’intelligenza artificiale lo smartphone ora può leggere, ascoltare e parlare al posto nostro. E per chi soffre di disabilità lo smartphone ora rende assai più accessibile l’esperienza quotidiana del mondo.

“Stiamo entrando in una nuova Età dell’oro, grazie ai progressi dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico, combinati alla possibilità di far vivere sul telefono gli algoritmi che un tempo operavano solo nei grandi cloud – spiega Brian Kemler, responsabile della suite Accessibilità di Google – così abbiamo nuove funzioni disponibili anche offline, non solo per chi ha disabilità, ma potenzialmente per tutti”.

Live Caption, TalkBack e l’accesso vocale

Un esempio è la funzionalità LiveCaption, che sottotitola in automatico i contenuti multimediali riprodotti sul telefono, utile per chi ha problemi di udito. Ma che potrebbe essere usata anche per vedere i video sul telefono se sprovvisti di auricolari.

“L’amplificatore – sottolinea Kemler – collegabile all’apparecchio acustico così come alle cuffie, potrebbe permetterci di ascoltare meglio un film senza disturbare chi ci sta accanto”. TalkBack, invece, esegue la lettura vocale dello schermo, e “ci permetterebbe di usare il telefono senza distrarci durante la guida dell’auto”, aggiunge Kemler.

L’accesso vocale, invece, consente di interagire col dispositivo senza toccare lo schermo, e potrebbe essere utile, ad esempio, “anche per cercare una ricetta online quando cuciniamo e abbiamo le mani sporche”, continua Kemler.

Il curb cut effect, ovvero cioè che nasce per pochi diventa per tutti

Quello che nasce per pochi diventa per tutti. Gli esperti del colosso di Mountain View lo chiamano “curb cut effect”, riferendosi agli scivoli dei marciapiedi che oggi usiamo tutti per portare più comodamente passeggini e valigie, ma che in origine sono stati pensati per aiutare i disabili. Lo stesso accade con le nuove tecnologie, che diventano sempre più fruibili grazie agli adattamenti sviluppati pensando al miliardo di persone che convivono con una disabilità, temporanea o permanente.

Il diritto all’accessibilità

“L’accessibilità è un diritto umano: il cuore della nostra missione non è solo rendere accessibili i prodotti, ma l’esperienza del web e del mondo, per rendere i disabili più autonomi e migliorare la loro interazione con le persone vicine”, spiega ancora Kemler.

Lo testimonia l’esperienza della giovane Geneviève Pedrini, ipovedente dalla nascita, ormai nota campionessa paraolimpica di slalom gigante e violoncellista, da poco laureata con una tesi in Musicologia dedicata proprio all’accessibilità. “Grazie alla tecnologia ora posso fare cose che un tempo pensavo impossibili – afferma Geneviève Pedrini – posso muovermi in autonomia percorrendo anche strade sconosciute, posso navigare in Internet e postare contenuti sui social da sola, posso lavorare meglio grazie ai lettori dello schermo. Ci sono ancora molte criticità, ma l’approccio delle aziende che sviluppano questi prodotti sta cambiando”.

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Come affrontare le dimissioni? Il decalogo degli esperti

Se in America un manager cambia lavoro in media ogni 4 anni in Italia la tendenza è ormai simile. Questo significa che un professionista deve affrontare la cosiddetta “I quit conversation” con il proprio capo almeno una decina di volte nella vita. Se cambiare lavoro è di per sé un evento stressante, altrettanto è doverlo comunicare al proprio capo. Come affrontare allora il momento delle dimissioni? Wyser, società di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, ha preparato un vademecum per aiutare i manager e i dipendenti ad affrontare e gestire questo delicato momento della vita professionale.

La premessa a un periodo di crescita professionale

Le dimissioni spesso vengono percepite con un’accezione negativa, e possono essere fonte di ansia. “In realtà – commenta Carlo Caporale, amministratore delegato di Wyser Italia – sulla base della nostra esperienza con i manager possiamo affermare che, se ben ponderate, sono la premessa a un periodo di crescita professionale e anche di maggior soddisfazione, non solo economica”.

Non si tratta ovviamente di casi di job hopping, ovvero di chi tende a cambiare lavoro troppo spesso, “ma di opportunità di carriera di fronte alle quali sosteniamo un professionista che decide di coglierle”, puntualizza Caporale.

Non fornire troppi dettagli sulla nuova azienda

Il primo punto del “decalogo” di Wyser è quello di ricordarsi sempre che non si è né i primi né gli ultimi ad annunciare le dimissioni. Il proprio capo avrà già affrontato questo discorso, probabilmente da entrambi i punti di vista, riferisce Adnkronos. Inoltre, è bene non farne parola con i colleghi prima di averlo comunicato al responsabile e alle HR. E alla domanda “Dove andrai?” rispondere sempre in modo trasparente, ma senza fornire troppi dettagli. Ovviamente, se si va da un competitor limitarsi a fornire qualche informazione su progetti e attività, ma senza fare nomi.

Garantire un po’ più di tempo per il passaggio di consegne e mantenere gli standard lavorativi, ovviamente, sono due atteggiamenti premianti. Quindi, portare sempre a termine i progetti intrapresi, ed essere produttivi fino all’ultimo.

Il mondo del lavoro è piccolo, meglio lasciarsi nel migliore dei modi

Se si è arrivati al punto di dare le dimissioni, non sarà un aumento retributivo a fare stare meglio dove non si vuole più rimanere. Ma non minacciare mai di andare via solo per ottenere qualcosa in più. Sarà anche un metodo efficace, ma non è professionale. Ottavo consiglio di Wyser: porta via con te i sassolini nelle scarpe. A volte può essere un sollievo, ma ciò non autorizza a dare sfogo a incomprensioni passate. Il mondo del lavoro è piccolo. Meglio lasciarsi nel migliore dei modi.

In ogni caso, il passaggio di carriera da un’azienda all’altra può essere facilitato dalla consulenza di un professionista. Se necessario, non esitare ad affidarsi a chi è più esperto in questo iter.

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Tra le 200 migliori università del mondo anche tre italiane

Secondo la classifica Times Higher Education World University Rankings 2020 sono tre gli atenei italiani tra i migliori 200 del mondo: la Scuola Superiore Sant’Anna, la Scuola Normale Superiore, e l’Università di Bologna.

La classifica, diffusa dalla rivista britannica indipendente specializzata nella valutazione dei sistemi universitari internazionali, mostra che l’Italia è il terzo Paese europeo più rappresentato in classifica, e l’ottavo a livello mondiale.

“È incoraggiante vedere le migliori università italiane in posizioni di forza nella top 200 – commenta Ellie Bothwell, curatrice della classifica – ma perché l’educazione superiore italiana possa prosperare è necessario che questi miglioramenti si vedano in tutte le università, da nord a sud, e non solo in un piccolo numero di istituzioni selezionate”.

Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, Università di Bologna al top

I due atenei pisani sono saliti rispettivamente di 4 e 9 gradini, classificandosi alla 149a posizione (Sant’Anna) e alla 152a (Normale), mentre l’Università di Bologna è balzata dalla posizione 180 alla 168. Tra i primi 300 atenei al mondo anche l’Università di Padova, l’Università Vita-Salute San Raffaele e la Sapienza di Roma. Nella classifica sono 45 gli atenei italiani, due in più dell’anno scorso, su un totale di 1.396 università di 92 Paesi, valutate per insegnamento, trasferimento tecnologico, ricerca, impatto delle citazioni scientifiche e internazionalizzazione dello staff accademico.

L’Università di Oxford in testa per il quarto anno consecutivo

Nella top ten degli atenei mondiali, riporta Ansa, l’Università di Oxford è in testa per il quarto anno consecutivo, seguita al secondo posto dal California Institute of Technology, che risale dalla 5a posizione, mentre la medaglia di bronzo va ancora alla Gran Bretagna, con l’Università di Cambridge.

Seguono poi la Stanford University, il Massachusetts Institute of Technology (MIT), Princeton, Harvard, Yale, l’Università di Chicago e l’Imperial College di Londra.

Oltre la metà degli atenei nella top 200 sono europei

Nella top 200 l’Europa è il continente più rappresentato, con oltre la metà degli atenei in classifica, anche se molti degli istituti hanno perso posizioni a causa della concorrenza di Asia e Stati Uniti. Nella classifica globale, una delle scalate più poderose è stata fatta invece dall’Iran, che con 40 università ha sorpassato Australia, Francia, Russia e Taiwan.

Il Brasile, con 46 istituti, ha superato Italia e Spagna, mentre il Giappone è il Paese più rappresentato per l’Asia, e il secondo al mondo dopo gli Stati Uniti.

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